11/05/2010
L'altra Budapest da vedere
Budapest, la Parigi dell'est come abbiamo già scritto, non è solo la città del grande Danubio blu e dei monumenti romantici.
Come tutte le città turistiche, ha la sua parte commerciale, fatta per piacere, per far innamorare, per incantare e stupire. Qui tutti i commercianti parlano inglese se non italiano, sono gentili, disponibili e sorridenti, le strade sono pulite e illuminate da luci calde e romantiche, i menù sono in almeno 3 lingue + immagini, i locali sono tutti non fumatori, le vetrine luccicano e i cartelli con le freccie per i pedoni sono di color marrone. Questa è la prima parte di Budapest con cui si entra in contatto, quella impaillettata e pronta per essere mostrata al mondo al suo meglio.
Ma se si guarda fuori dal finestrino dell'autobus (o anche se si guarda solamente l'autobus prima di salirci... ) che porta dall'aeroporto alla città (tra l'altro le offerte voli Milano Budapest sono molte e davvero invitanti) ci si rende immediatamente conto che non è tutto oro quello che luccica, ma soprattutto si realizza di quanto Budapest sia davvero una città dell'Est.
Addentrandosi nella città, la differenza è ancora più palese. Basta superare la scintillante Via Vaci camminando per un centinaio di metri per ritrovarsi faccia a faccia con tutte le fasi attraverso le quali Budapest è passata.
Emblemetici sono i piccoli supermarket aperti 24 ore che vendono davvero di tutto. L'entrata è una piccola porta dalla quale esce una luce gialla smorzata dalle tendine di plastica bianche e rosse che pendono sull'ingresso, corredato di una coppia di vetrinette attaccate ai muri esterni laterali che si sforzano di attirare i passanti con una vasta selezione di prodotti locali dai nomi illeggibili e dalle confezioni ormai entrate a far parte della storia, tipiche della Germania dell'est durante i tempi migliori, che emergono dalla coltre di polvere che li sotterra.
Sarebbe un classico dell'est della Germania divisa se non fosse per l'enorme insegna della Coca Cola che capeggia sopra la porta d'ingresso.
La globalizzazione è arrivata anche a Budapest.. E' normale, è una capitale, una città moderna, attiva, prosperosa.
Questo si penserebbe se l'insegna non fosse un classico anni '90, dalla grafica troppo semplice e lineare e i colori un po' smunti dopo anni di intemperie che ricordano tanto la lattina con il pezzettino di metallo che si toglie, invece di fare immergersi nella bevanda.
E' una globalizzazione non terminata. Un inizio di globalizzaizone non andato a buon fine. Un inizio di globalizzazione che si scontra duramente e inequivocabilmente con i prodotti in vendita, che sono tutto tranne che globali.
Non è globalizzazione, non ci sono riusciti, Budapest è rimasta alle sue origini. La Budapest vera, quella che esime le aspettative dei facoltosi turisti, quella che parla ungherese e che fuma nei suoi locali, quella che usa gli autobus anni 50 e che non si piega ai grandi brand del cibo e della moda, quella che beve vodka e litri di birra ed espone nelle sue vetrine cellulari spessi 7 cm, quella che paga in migliaia di fiorini ungheresi è ancora intatta, è lì, è visitabile, è vivibile. E' da vedere.
17:47 Scritto da: travellera_int in Viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: offerte budapest, voli per budapers, dormire a budapest, hotel budapest | OKNOtizie |
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